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Le opportunità nella nuova fase storica

Stefano Sylos Labini,   24 gennaio 2008, 12:46

Le opportunit nella nuova fase storica Dibattito     In una strategia che metta al centro non la crescita quantitativa, ma un progetto di riconversione energetica e ambientale dell'economia, la sinistra, oggi percepita come una forza che sta sulla difensiva perché non ha elaborato un progetto politico che governi lo sviluppo e che sia credibile sul piano economico, può invece disporre di strumenti di elaborazione e di intervento ben più efficaci di quelli della destra



Dalla caduta del comunismo sovietico (1991) la destra economica ha imposto le direzioni e i ritmi dello sviluppo nei grandi paesi avanzati. Le multinazionali dell'energia e dell'automobile, i fondi finanziari, il sistema bancario e le grandi imprese dell'informazione e della comunicazione hanno deciso l'allocazione, la qualità e la quantità degli investimenti, hanno determinato la distribuzione della ricchezza ed hanno condizionato l'informazione dell'opinione pubblica e i rapporti di forza sul piano politico. I profitti sono cresciuti mentre i salari si sono pesantemente ridimensionati di pari passo con la crescente flessibilizzazione e precarizzazione dei lavoratori. Gli Stati Nazionali sempre più in crisi per gli elevati debiti pubblici hanno accelerato le privatizzazioni ed hanno cercato di contenere la spesa pubblica per ridurre le tasse e per stimolare così l'iniziativa privata.

Molti hanno creduto che le liberalizzazioni potessero garantire una maggiore concorrenza, condizione fondamentale per stimolare le innovazioni e gli investimenti e per contenere i prezzi dei prodotti. Così, la destra economica ha assunto un ruolo di egemonia politica ed ha condizionato lo sviluppo dell'economia e della società.
Ma le imprese si muovono in orizzonti particolari con una visione di breve periodo ed il modello di produzione dominante basato sulla crescita quantitativa ha sottovalutato sia il problema dell'esaurimento delle risorse (acqua, suolo, fonti energetiche fossili) sia l'impatto sull'ambiente (inquinamento dell'aria e dell'acqua e produzione di rifiuti).

Credo che oggi si stia aprendo una nuova fase storica dal momento che sono emersi nuovi problemi come quelli dell'esaurimento dei combustibili fossili e del surriscaldamento del Pianeta che potrebbero portare la nostra società verso un impoverimento economico ed un peggioramento della qualità della vita. Sempre di più si sente l'esigenza di un maggiore intervento dello Stato per far fronte al rischio concreto di una crisi energetica e ambientale che potrebbe avere conseguenze devastanti.
Ma oggi la sinistra viene percepita come una forza che sta sulla difensiva e che non riesce ad esercitare una vera attrazione perché non ha elaborato un progetto politico che governi lo sviluppo e che sia credibile sul piano economico. Questa situazione non consente a vasti strati della popolazione di trovare un'adeguata rappresentanza politica e istituzionale in grado di prendere delle iniziative concrete per fronteggiare problemi di tale gravità, complessità e ampiezza come quelli attuali.

In una strategia che metta al centro non la crescita quantitativa, ma un progetto di riconversione energetica e ambientale dell'economia, la sinistra può invece disporre di strumenti di elaborazione e di intervento ben più efficaci di quelli della destra. Perché le imprese in questo momento hanno uno scarsissimo incentivo a trainare la riconversione del sistema di produzione e di consumo. Le grandi aziende energetiche, che stanno realizzando profitti enormi, hanno un notevole potere e possono spartirsi il mercato evitando di fare grandi investimenti in ricerca e bloccando così l'innovazione e lo sviluppo. Se non ci sarà un mutamento ancora più drastico dei prezzi relativi delle fonti di energia, delle tecnologie e dei prodotti, difficilmente si verificheranno cambiamenti dei consumi, della produzione e degli investimenti poiché il mercato non anticipa gli eventi, ma li segue adattandosi alle nuove situazioni. E noi invece dobbiamo agire più rapidamente in quanto la pressione sui combustibili fossili ha già raggiunto un livello altissimo, come dimostrano i conflitti militari nelle zone di estrazione del petrolio, e gli effetti dell'inquinamento prodotto dall'attività umana sul clima sono sempre più veloci.

Il Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni di anidride carbonica rappresenta un esempio di intervento pubblico attraverso la regolamentazione. Accanto all'azione normativa, sarà necessario che i governi utilizzino in modo più deciso la leva fiscale e la spesa pubblica innovativa per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dei prodotti a basso impatto ambientale in sostituzione dei combustibili fossili, delle materie plastiche e dei prodotti chimici. Anche le imprese ancora sotto il controllo dello Stato devono svolgere un ruolo centrale nelle attività di ricerca e negli investimenti per diversificare le fonti di energia perché è evidente che non saranno le liberalizzazioni a trainare il processo di riconversione energetico-ambientale. Al riguardo, la liberalizzazione della produzione di elettricità del 1999 in Italia non ha determinato alcun cambiamento significativo nel mix delle fonti energetiche: nel periodo che va dal 1994 al 2005 il peso delle fonti rinnovabili è rimasto inchiodato al 7% del totale dei consumi di energia primaria.

In una strategia di riconversione energetico-ambientale l'agricoltura ha l'opportunità di ritornare ad avere un ruolo centrale sia nello sviluppo dell'economia sia per quel che concerne la salvaguardia dell'ambiente.
Serve dunque una Nuova Programmazione dello Sviluppo per promuovere un'economia che sia più rivolta al futuro di quella oggi dominante e per garantire una distribuzione più equa delle risorse e della ricchezza mondiale. Ma è possibile che una nuova stagione di intervento pubblico potrà prendere piede in seguito ad una crisi sociale, energetica e ambientale di vaste proporzioni che renderà obsoleto l'attuale modello di sviluppo centrato sui combustibili fossili, sull'arricchimento individuale e sul consumismo "usa e getta".





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